Lettera n. 1
Gentile Signor Ministro
ci permettiamo di scriverLe, per pregarLa di voler prendere in considerazione la possibilità di inserire nel Decreto-Scuola i Dottori di ricerca, così da consentire loro la partecipazione al Concorso straordinario, fermo restando il possesso dei 24 CFU richiesti dal PF24.
I Dottori di ricerca per accedere al percorso triennale di dottorato devono superare una prova di concorso selettiva e per ottenere il titolo finale devono subire un altro esame pubblico con commissione esterna, previo duplice referaggio della loro tesi da parte di altri due docenti esterni. Essi hanno approfondito la loro preparazione disciplinare studiando e seguendo attività didattica specialistica per tre anni, spesso pubblicando lavori scientifici e frequentando Università all’estero. La loro preparazione, se avranno la possibilità di accedere all’insegnamento, consentirà loro di mettere a disposizione della Scuola italiana conoscenze e competenze approfondite e culturalmente aggiornate, per una didattica di qualità e di livello internazionale.
Sarebbe importante valorizzare il lavoro svolto dai Dottori di ricerca ed evitare che essi – esclusi dal Concorso straordinario – debbano essere parificati, a livello formativo, ai neolaureati.
Tutti noi siamo impegnati a vario titolo nella formazione superiore offerta dai Dottorati di ricerca, che raccolgono i giovani italiani che hanno la vocazione per lo studio, per la ricerca, per il dialogo culturale approfondito.
La preghiamo perciò di voler dare ai Dottori di ricerca la possibilità di mettere la loro preparazione e il loro lavoro scientifico a disposizione della Scuola italiana.
Lettera n. 2
Alla cortese attenzione del Ministro dell’Istruzione
On. Prof. Lorenzo Fioramonti
Nei giorni scorsi sono circolate sulla stampa anticipazioni che hanno suscitato anche la reazione dell’Associazione Italiana degli Editori secondo le quali la prossima VQR prenderebbe in esame esclusivamente i lavori di ricerca pubblicati in open access. Considerato che solo una minima parte della produzione scientifica italiana è al momento pubblicata in open access, specie nei settori umanistici, ciò comporterebbe l’impossibilità per i ricercatori e le ricercatrici di scegliere i loro migliori lavori, penalizzando soprattutto coloro (e conseguentemente le strutture di cui fanno parte) la cui ricerca è confluita in monografie.
Il Coordinamento delle Società Storiche, in attesa di leggere le linee guida e augurandosi che le voci circolate vengano smentite, manifesta la propria preoccupazione di fronte all’eventualità che non venga data ai ricercatori la libertà di scegliere i prodotti da valutare e che si induca loro a selezionarli solo sulla base della forma della loro pubblicazione, un elemento estrinseco e totalmente indipendente dal contenuto, dall’originalità e dal carattere innovativo della loro ricerca. Esprime in particolare preoccupazione e ferma contrarietà all’idea che l’introduzione del requisito dell’open access escluda dalla valutazione le monografie, uno dei principali strumenti di comunicazione della ricerca scientifica tra gli umanisti. Auspica in particolare che non vengano introdotte con effetto per giunta retroattivo misure non scaturite da un confronto e una condivisione con la comunità scientifica.
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